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Meningite, come riconoscere i sintomi della malattia.

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La meningite è un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). Generalmente è una malattia di origine infettiva, per lo più virale o batterica, e il suo periodo di incubazione va da 2 a 10 giorni.

Quali sono i sintomi?

Irrigidimento del collo, mal di testa, febbre alta, intolleranza alle luci intense, sonnolenza, nausea, vomito, confusione e convulsioni sono i sintomi da tenere d’occhio

Per i bambini al di sotto dei 2 anni: Movimenti lenti o inedia, irritabilità, vomito, inapettenza, convulsioni

Attenzione a non confondere i sintomi della meningite con quelli dell’influenza e non generare quindi allarmismi eccessivi. Il primo sintomo di una possibile meningite è la febbre altissima, seguita da problemi neurologici e macchie sul viso; solitamente i sintomi peggiorano in un paio di giorni e secondo quanto avvenuto negli ultimi casi registrati, la decorrenza della malattia è piuttosto rapida.

  • L’identificazione del microrganismo responsabile viene effettuata su un campione di liquido cerebrospinale. Il prelievo viene eseguito mediante l’introduzione di un ago nell’ultima porzione del canale spinale dove il fluido è maggiormente accessibile.
  • L’individuazione dei batteri responsabili della malattia è importante ai fini della scelta della terapia antibiotica.
  • Coloro che si recano all’estero dovrebbero controllare se per il paese di destinazione si consiglia il vaccino, a cui sottoporsi almeno una settimana prima della partenza.

Attenzione

  • Se la meningite non è curata adeguatamente, può causare la perdita di un arto, danni neurologici permanenti e la morte.
  • Sebbene sia molto improbabile, il vaccino potrebbe provocare una reazione allergica. Chiedi al tuo medico se in passato hai manifestato reazioni avverse ai vaccini.

I mesi freddi favoriscono l’insorgere della patologia che colpisce, ogni anno in Italia, circa 100 persone.

Quali sono le cause?

Tra le altre possibili cause di meningite c’è il Listeria monocytogenes, un batterio ubiquitario che si trova nell’ambiente e può contaminare l’uomo attraverso il cibo. Esistono poi altre forme più rare. La meningite cronica, ad esempio, è provocata da microorganismi che si riproducono con molta più lentezza molto più nell’organismo umano. I sintomi sono gli stessi della forma acuta, ma si sviluppano nell’arco di 3-4 settimane.

Fattori di rischio

Tra i fattori di rischio della meningite, ci sono l’età (la malattia colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni, i giovani tra i 18 e i 24 anni e le persone anziane), la vita di comunità (chi vive o lavora in ambienti comuni e soprattutto gli studenti nei dormitori universitari o i militari in caserma). La gravidanza (la donna incinta è più soggetta di altri alla listeriosi, patologia che può degenerare in meningite).

In caso di contaminazione, il fattore tempo diventa cruciale: se la terapia non viene attuata tempestivamente, infatti, il paziente può subire danni neurologici permanenti, come la perdita dell’udito, della vista, della capacità di comunicare e di apprendere, o può riportare problemi comportamentali e danni cerebrali, fino alla paralisi. Ma possono insorgere anche problemi di natura non neurologica quali danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali.

Il trattamento più adeguato per combattere la meningite batterica è una cura antibiotica, che risulta estremamente efficace quando viene identificato e caratterizzato tempestivamente il ceppo all’origine dell’infezione. Nel caso invece di meningiti di origine virale, non esiste una cura antibiotica ma generalmente i sintomi si risolvono da soli senza necessità di una terapia specifica.

La trasmissione

Alcuni ceppi batterici responsabili della meningite sono contagiosi e la trasmissione può avvenire da una persona all’altra attraverso il contatto diretto, la tosse, gli starnuti e occorre anche fare attenzione all’eventuale condivisione di spazzolini da denti e addirittura anche delle posate durante i pasti. Quindi le persone a contatto con un malato di meningite sono considerate soggetti ad alto rischio. Ecco perché è importante identificarle subito per poter iniziare immediatamente adeguate profilassi antibiotiche a scopo preventivo.

Con le vaccinazioni a che punto siamo?

Attualmente esistono in Italia una vaccinazione contro l’Haemophilus influenzae di tipo B, già inserita tra quelle obbligatorie per i neonati, oltre ad una serie di sieri contro diversi ceppi di pneumococco e alcuni sierotipi di meningococco. Questi “antidoti” sono indicati contro la meningite batterica, la forma più rara, ma più grave e potenzialmente mortale.

Dagli anni ’90 è ormai comune la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo B (Hib), obbligatoria per i nuovi nati.

Per quanto riguarda invece lo pneumococco, sono disponibili il vaccinoconiugato PCV7, raccomandato in alcuni Paesi per l’immunizzazione di tutti i neonati, e il vaccino polisaccaridico PPV, consigliato ad esempio dai Cdc americani in tutti i pazienti immunodepressi.

Prevenzione

Per la prevenzione delle infezioni da meningococco, infine, esistono vaccini contro i sierogruppi A, C, Y e W135, mentre non ci sono sieri contro il gruppo B (che insieme al C è il più frequente in Europa). Solo il vaccino contro il gruppo C è ritenuto efficace già nel primo anno di vita, e in alcune nazioni a elevata incidenza di infezione è stata introdotta la vaccinazione per tutti i neonati.

Il modo più efficace per prevenire le conseguenze purtroppo anche fatali di questa patologie, è una diagnosi tempestiva e corretta. 

Meningite

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