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LA GABBIA DORATA: “Il futuro era così luminoso che mi servivano gli occhiali scuri”

LA GABBIA DORATA

La gabbia dorata
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“Il futuro era così luminoso che mi servivano gli occhiali scuri”. Così si sentiva Faye quando la sua relazione con Jack è cominciata concretamente a diventare la Storia, quella della vita. Poco importa se per dare al suo uomo la chance di realizzare il suo progetto Faye ha abbandonato gli studi nonostante fosse fra le studentesse più brillanti di marketing ed economia. I suoi consigli (insieme al suo lavoro in caffetteria) hanno permesso a Jack – molto più presuntuoso che brillante – di raggiungere in breve gli obbiettivi e superarli ben oltre le più rosee aspettative. La società che lui e il suo socio hanno messo in piedi è ormai una realtà saldamente affermata nel panorama svedese e internazionale, produce e fa girare milioni di corone. Quando arriva Julienne, la prima figlia, a Faye sembra di aver raggiunto la perfezione. Basta qualche anno però e nonostante la villa, i gioielli, le foto di famiglia scattate dal fotografo dei Reali, nonostante tutto insomma qualcosa comincia ad andarle stretto e non sono solo gli abiti. Jack è sempre più assente, non fisicamente, ma la cerca sempre meno, sollazzandosi invece con i canali porno, reagisce con fastidio ad ogni minima cosa, è quasi indifferente anche alla figlia. Quando una sera Faye rientra in casa all’improvviso, scoprendolo in flagrante tradimento, quelle crepe che fino a quel momento ha finto di non vedere, si allargano fino a frantumare tutto quello che credeva di aver costruito e quando le sbarre della gabbia si spezzano, nessuno può sapere cosa aspettarsi da chi è finalmente libero e ferito…

Camilla Läckberg, autrice di bestseller thriller e noir da milioni di copie, oltre ai figli e alle sue attività sia imprenditoriali che editoriali partecipa a competizioni di ballo, è proprietaria di un’azienda di gioielli, scrive canzoni e promuove molte iniziative benefiche e sociali.

La gabbia dorata, ultima fatica della svedese, è romanzo che segue di poco (è uscito lo scorso anno) qualcosa che a posteriori sembra un prequel o quantomeno qualcosa che indica una direzione ben precisa. Donne che non perdonano affrontava infatti il tema delle donne maltrattate che non cedono, che arrivate ad un certo punto riprendono in mano le loro vite, a dispetto di tutto. E La gabbia dorata riparte proprio da qui, con un inizio che di suo è uno shock. Julienne, la figlia della protagonista, viene uccisa dal padre: e se questo è solo l’inizio, ci si può aspettare davvero di tutto dal resto del romanzo, e di tutto accade in effetti. Se sull’onda del #metoo o se per un’esigenza personale dell’autrice – che in una vecchia intervista ha comunque dichiarato di sentirsi in dovere di utilizzare la sua popolarità per denunciare problemi sociali – in questo romanzo il focus è sulla violenza contro le donne, anche e soprattutto quella psicologica. Sono situazioni che si possono trovare anche in mondi meno dorati, anche sul pianerottolo di casa per dire, è il ritratto di una donna che fa della vendetta la sua ragione di vita. Non da sola: è certa Faye che tutte le donne almeno una volta siano state tradite (in quale modo o misura non ha molta importanza) e nel suo percorso non è sola. C’è la sua storica amica Chris, che è tutto quello che lei non riesce ad essere, che non ambisce al matrimonio, è spregiudicata – nel senso letterale del termine – c’è Alice, la moglie del socio che accetta passivamente, almeno fino ad un certo punto, la sua gabbia, ci sono le donne che lei coinvolge nella sua vendetta. Ritratti spietati, che mettono di fronte a un bivio la morale di tutte e tutti.

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