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Censura e curiosità del cult di Stanley Kubrick

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Eccomi là. Cioè io, Alex, e i miei tre Drughi. Cioè Pete, Georgie e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milkbar, arrovellandoci il Gulliver per sapere che cosa fare della serata. Il Korova Milkbar vende latte+, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quello che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza.

Censura e peculiarità che rendono Arancia Meccanica un capolavoro visionario e innovativo, nel 1971 come oggi.

La tagline di Arancia meccanica (A Clockwork Orange) resta la sintesi perfetta del tessuto narrativo della ‘meccanica dell’arancia’, ma non certo dell’anima del capolavoro innescato da Stanley Kubrick nel 1971, per far riflettere le generazioni a venire sulla natura sociale dell’uomo, il libero arbitrio (della Cura Ludovico) e gli effetti del condizionamento psicologico e culturale.

A più di un quarantennio della sua uscita, di fatto, il trattato scioccante, innovativo e provocatorio sul moto del mondo delineato da Kubrick (illuminante e attuale nel 1972 come oggi), rischia ancora di essere frainteso a causa dell’estetica violenta utilizzata come strumento narrativo ideale a sviare le attenzioni della censura dal tema principale.

Un tema ben chiarito dalla genesi del nome del film, tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess del 1962 e ancora nel 1986 con il saggio dello scrittore “A Clockwork Orange Resucked“.

A trasformare in cult l’Arancia meccanica di Kubrick, contribuirono la geniale e visionaria scrittura, tecnica e partitura musicale, l’impatto visivo di scenografie (mobilio antropomorfo e sculture falliche) e costumi, ma anche la censura e le reazioni disturbate scatenate dalle sue creature ridotte a meri “congegni caricati a molla da Dio, dal Diavolo o dallo Stato onnipotente”, pronti a far scattare la propria violenza.

Censura e reazioni furiose

“Arancia Meccanica” ottenne alla sua uscita la classificazione “R” costringendo il regista a tagliare diverse scene.

In seguito, lettere minatorie e minacce di morte ricevute da Kubrick e la sua famiglia, lo costrinsero anche a chiedere e ottenere dalla Warner Bros il ritiro della pellicola dalle sale inglesi, dove il film non fu più proiettato fino alla morte del regista, avvenuta nel 1999.

Nella maggior parte dei paesi del mondo, dalla Spagna alla Corea del Sud, il film è stato vietato ai minori di 18 anni per le numerose scene di efferata violenza, divenendo uno dei bersagli preferiti della censura.

Il divieto ne impedì per legge anche la messa in onda sul piccolo schermo, fino a quando nel 1998 un ricorso della Warner Bros, accolto da una sentenza del Consiglio di Stato ne sbloccò il divieto, abbassandolo ai minori di 14 anni.

Nonostante questo, solo la tv a pagamento Tele+ lo trasmise nel 1999, fino a quando Telecom Italia Media ne acquisì i diritti per trasmetterlo finalmente in chiaro su La7, il 25 settembre 2007, preceduto dal documentario La meccanica dell’arancia condotto dal regista Alex Infascelli, mentre nel 2011 ha festeggiato i suoi primi 40 anni sul grande schermo del Festival di Cannes.

A quanto pare ad arricchire i trascorsi critici del film contribuì anche la faida nata tra Stanley Kubrick e Gene Kelly, infastidito dall’usò fatto dalla canzone “Singin’ In The Rain”, nella celebre sequenza di Arancia Meccanica.

Diversi problemi nacquero anche durante la scena dello stupro. La prima attrice coinvolta cedette per lo stress, regalando la parte ad Adrienne Corri, che continuò a lamentarsi del perfezionismo esagerato di Kubrick, il quale proseguiva a rigirare la sequenza all’infinito.

 

 

 

 

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